Il regno di Avalon

domenica, 05 luglio 2009

sussurrato da alqantar
alle 22:04

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Giraluna (duetto con Francesca Coppola)

c’è questa finestra satura di paesaggi

e di lune non più lune
di saccheggi pletorici
nell’incesto uomo-poeta

La libertà, si!
quella delle mosche
che riescono a sfuggire
al martirio della fionda
ma niente plenilunio
per chi cerca ancora
le anfore nel giardino

Devo seguire una tiroide
o i flussi a vita bassa?

Devo seguire l’architrave gotica
e giù per gli artesiani ingurgiti
di occhi nella scollatura…

c’è una finestra satura di niente

dietro me

 

Ammettere, ammettere cosa
le cattedrali che cadono dalle ciglia
e le lune di bitume oblique sciolte
nel giallo degli occhi dei gatti?

Non reggono l'assenza i calendari
e i fatui giochi finiscono
nel fosforo diurno di un rossetto pesca

Riempirà le cosce un vecchio Pegaso
che dal vaso di begonie salterà
per un ultimo giro tra le ciminiere

Abbracciami ancora...

è bitume la parola giusta e poi
l'acqua che non affoga il nero
e m'appendo lungo gli altari
quasi a spezzare quel che c'è
di vero in una data, nello
sconto di una sorpresa bissata

non giocherà nessun quattro
piede alato tra le mie gambe
Ti abbraccio a spiegare le
stagioni sul tuo ventre


E’ grande il vuoto che mi riempie

Perso
nel colonnato di una emozione
tra un copione e un mordere
le travi del cuscino…nessun bis
nessuno sconto per le marionette

(vorrei scorrerti lungo gli argini
amore, fiume porpora e magia
e che m’invada senza freno
l’assalto perverso delle tue unghie)

Non c’è silenzio che può contenerci
nella vastità del tuo abbraccio
e questa cenere tornerà a fiorire
lungo le stagioni dense di ricordi

(torna fata maggiore, torna!)

è pieno quel paesaggio
che riflette allo specchio
sogni mai dipinti

Si! ci sono i passi a farsi
polvere ed occhi che ammiccano
le vedute ma la luna non gira

è ferma sui marciapiedi, agli
angoli di un vestito fuoriposto
in lenti imbarazzate al centro

e di seguire quei binari storti
non bere paura, ammetti braccia
come vasi per riempire vittorie

 

è pieno il vuoto che non rende

Persa
nei volteggi separati da un
centesimo, tra le penne salate
e un trasloco scorciato, nessun
ricordo ad imbalsamare emozioni

(vorrei scavalcarti le soglie del
dolore, stringere stoffe che sanno
di Niagara e non spegnere mai lo
smalto, vesto le mani per incanto)

Non c'è sapore di te che non mi
penta e il teatro mente cure e
miete cuore ma poi lo difendo
con la schiena, distrugge le ore

(voltati sono dietro di te!)


sussurrato da alqantar
alle 21:58

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domenica, 31 maggio 2009

Os meu Fado

1perniceeebe4Dichiara la sconfitta

questo sistema di cuori

dal pulsare strano

 

Invento anacronismi

per via del saldatore…

suturare, chiudere!

 

Ma ecco os Fado

s’arriccia tra le fibre

taglia le linee del sale

righe separatrici delle attese

e cestinate longitudini

 

Ah meu Fado, meu sonho!

Fado curvo, dilatato

mille volte richiamato

nel calcolo probabile

delle geometrie ebraiche

di cerchi e corridoi

 

Fado contratto in una danza

esteso al decimale

o terso lago di Ofelia

grido ovattato di convinto

riposo

 

meu Fado, meu sonho

os meu…sonho

 

Percepito in grani nel Rosario

confuso di falangi

e di frange di neri scialli mi vesto

Fado meu

ricamando di perline

il nuovo cielo non ancora buio

 

Fado essiccato nei roghi

di tutte le Giovanna

e ritrovato nei ritratti seppia e graffi

o nella processione al martire

 

Ritorni di eco zoppicanti

presi in prestito al giallo delle foglie

rese alla terra prima di morire

e nell’incognita del dopo

l’arrogante scena di coraggio

di chi non sa rispondere piangendo

 

Fado meu… sonho meu

 

 

sussurrato da alqantar
alle 10:50

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giovedì, 28 maggio 2009

Reintegrazione del niente

 

tutum tutum

tutum tutum

 

veloce sotto le luci

il treno fugge

verso il riscontro

tutum tutum

si armonizzano per simpatia

rumori e battito

tutum

cardiorotaia ferro-spugnosa

tutum

veloce sotto le luci

un bla - bla - bla

tonfo, sasso, orecchio,

- per carità - tutum

Invasione dell’ipotalamo

con micro devastazioni periferiche

estese al sentimento medio...

Dio quant’eri bella

lenta sopra le luci

diagnosticata “tu”

l’insieme disgregato dell’incognita

tutum tutum

decadimento proto semantico

del più semplice bbbbalbettare

senza più respiro da dare

né calendule post oniriche

confuse girandole tutum

senza mani

tutum tutum

Operiamo il transito

dal cobalto al chiodo

senza intermedie illusioni

- dritto al cuore, dritto al cuore -

o elusioni? tutum?

tutum tutum

 tutum tutum

Batti ancora processore quantico

sulla “vetta della torre antica”

saccheggiata e senza luna

per quel fiume di tutum

parole senza spine

tutum tutum

tutum tutum

- Firenze, stazione di Firenze -

- Qualcosa da dormire, per favore! -

tutum

tu    tu     m

 

sussurrato da alqantar
alle 11:29

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domenica, 26 aprile 2009

Nasce cosi (duetto con Francesca Coppola)

è la stessa paura che mira
a riempire le gambe, mi vuoi
e muoio in ogni sosta che non paga
nei contorni del vuoto, poi
m'imbroglio e cemento
aria e coraggio

 

 

Compro un dissolvente
minimarket di nebulose
e dal contro soffitto
lascio cadere alcuni sospiri

Rieccoti senza paure
fonderti nelle mani
come gli orologi di Dalì
al pianoterra

prendimi alla presenza di dischi
un po fuori moda, accompagnami
nelle strategie inedite di noi

non conosco altari senza preghiera
e mi strazia il respiro di un baco
sulla schiena, né seta, né orgoglio

solo cerchi che si intrecciano di
fumo e una stanza al velluto, sono
precipizio e tu il mio vuoto

 

ritornerà quel fragore lasciato
già da tempo e mi racconterò nei
fasci che tendono sul tuo collo

e di quarzi e fiumi sceglierò
l'istante, mentirai sul mio
seno aspergendo le fragranze

spoglierò i fiori, raggiungerò
quei bagliori fino all'oriente
solo a liberare l'ultimo respiro

ed io lascerò che arrivi
quel soffio di genziane
a sanare ogni ferita

Raccoglieremo le oblique spine
liberando i desideri
e la carne germoglierà nella carne

ai margini del tuo respiro
sulla linea del fuoco
attorno alle labbra

prede della bocca
e geometrie armoniche
lungo le gambe ritmiche

Lontani dall'assenza
mentirò sul tuo seno, si
ma d'amore

 

 

Ti prenderò
sull'altare della betulla
e nella trama del bosco canterino

Ti respirerò nelle braccia inedite
delle girandole di maggio,
lente, lente come i tuoi si

Saranno lini e sete
ai bordi delle labbra
quando l'abisso pieno

mi riempirà di te

 

e d'amore avremo le stagioni
le notti macchiate dai candori
e poi sogni e canzoni dalla
nenia sempre uguale

vestiremo le maniglie di uno
sguardo circoscritto al neo
che regna negli occhi, i nostri
sempre dischiusi al domani

 

e nel pudore di un nudo sorriso

affogheremo gli ultimi graffi

per quel dopo che ci vedrà

avvolti in un respiro

e lampi di fragoroso abbraccio.

Spezziamo allora tutte le cime

ed innestiamo di noi il cielo…

che sia serpente e manto

amore mio…

sussurrato da alqantar
alle 15:41

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mercoledì, 07 gennaio 2009

Proprio così (duetto con Francesca Coppola)

Si, proprio lì sul mezzo divano
a contare fili d'erba che intrecciano
l'atmosfera e toccarmi le viscere
nel profondo, in un gioco di acqua
e sale, panico senza pudore

Ti voglio nel maglione che scende
lento, nel dito che preme contro
nel lamento e nel tormento
come schiaffo non previsto

E ti vedo strisciare nel silenzio
preghiera coperta d'inverno
nel velo sento che ti voglio così

ago che ricama l'argine di una
passione mai iniziata

come sorriso dopo il tramonto
come bocca dopo la sera
notte attesa, divano limite
preso nella rete del lamento
tra colonna e colonna
tra la gola ed il fuoco del bordo

Martirio di voci pizzicate corde
nel concerto... abbracciami adesso
nel telaio di questo lenzuolo
con sopra le tue iniziali



mi stai Forse Cercando
in qualche lettera lasciata nel letto?
ci vuole più di un pizzico
per cantare la mia canzone

mi sarai capitello o sofà,
voce stancata al tocco
solo se saprai girarmi
dal lato giusto...

sussurrato da alqantar
alle 16:13

commenti (1) | duetto

Solo per un po’ (duetto con Ginevra)

Sempre

è solo per un po’,
appena il tempo
di violare il cuore
mordendo il giorno alla radice,
che cova il tramonto

l’istante,
di stringersi alla periferia del niente
annullando la somma
nello scambio diacronico del lampo.

Non è per sempre!

è l’attimo
in cui l’addobbo di una piuma
sigilla la notte di Natale

e impassibile,
rimane
nel sapore lievitato
che sbriciola petali
tra mani rose da preghiere.

Immobile
come vetro sulla lingua
ritagli giorni su misura
tanto…

è solo per un po’.

giusto per riprendere
il sapore di una notte
senza sogni nè meteore
col solo piccolo abbraccio
delle irriverenti grotte

Dirò che non è giusto
quel fluire di rese
senza fiori aperti
dirò che non è vano
violare le parole

Soccorreremo vedrai, le mani
che scaveranno ancora
le bocche dei falliti
e noi e tu colori inconsueti
dell'ennesimo Natale filante

E rideremo delle comete
che filano le attese
lungo le porte
che spengono sentieri,


il tempo

di inchiodare al buio
sogni di muschio
confusi in mezzo al sale.

Perché se il cielo
si sgretola a pastello
chi taglierà il mio pane
tra rovi di granito?

di perdersi

tra arene di vetriolo,
e pieghe di pontili
stese a fresco,
meteore essiccate
dentro un libro,
ti importerebbe allora?

e ritrovarsi infine

Ma ti ricordi dei pontili
e del caffè bollente?
e delle megattere
a Capo Nord ti ricordi?
C'erano rose cattoliche
attorno ai tuoi fianchi...

Lascia il granito
ai suoi venti
e impasta le nuove carene

lievito e lascio

che la memoria impasti,
tra orme d’uva
ricci di grano
su tavole imbandite,
di lato al sole

ungerò le mie carni di speranza
umetterò i pensieri,
lasciando libero
il giorno di sognare.


...chè il fine di ogni viaggio

é assaporare il vento
dietro un velo, dentro

sussurrato da alqantar
alle 13:08

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Bianco d’inverno (duetto con Francesca coppola) 1^ parte

Non c’è bianco la fuori
che possa nascondere oscurità

Mi segnano gli errori di una vita
e nelle orme frammenti di vittorie
digitate piano ma non c’è inverno

qui non c’è niente per nascondere
le ceneri di un settembre
senza vigne nè misteri…

Coperte di neve sommergono
ogni cosa, più in la
ma qui, non c’è bianco

E non c'è il bianco sui pavimenti,
quelli che rigiri coi pollici
e la sedia coi fiori, la finestra
senza colori



C'è un mucchietto d'ossa e legno
fuori la porta e non sono quegli
anni morti di fame, forse solo
ricordi sbattuti e piegati

più in là, il mondo si veste
di freddo, finge il mosaico
e il candore si fa più vero

ma non c'è bianco nelle dalie
della serra non c'è verso...
Si stagliano quelle parole
che ci fecero grandi e poeti
dalle curiose sintesi. No!
non voglio ascoltarle
spillare di suoni e baci
e spaghetti e scarpe rotte
ci rimpiange il divano
ancora disfatto
arreso alle mosche

Resta - ti dissi -

E restami nelle tasche
monocolore, nella pasta
asciugata in fretta

addormentami come mosca
sul divano e spillami


di parole tra i contesti

Sarò per te quel quaderno
bianco di righe

sussurrato da alqantar
alle 12:59

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Bianco d’inverno (duetto con Francesca coppola) 2^ parte

E tu allora?
tuonarono come fonte inesauribile
quegli unici interrogativi, trottole
tra neuroni un pò persi e un pò pazzi
Spasimasti alquanto sornione
su quella richiesta di restare
di bianco e mosche

Ah! mi riveli, silfide
mentre rincorro le ultime battute
che con entusiasmo sgrano
come un rosario francescano
fuori dai bianchi
e da tutte le finestre

e allora sgrana i tetti
e seppellisci i sassi
canta capriole e stupiscimi
di segreti.

Mi suonano le mani e ridi
e poi sorridi fino a quando il sole
non diverrà che ricordo fotografato
al vento nel mentre di promesse notturne

arrendimi al più docile -ti amo-


Ti stupirò di ponti
e cene vietnamite
polifonica madonna
unghia laccate
in madreperla rosa
corpo-palude
che mi avvolge per intero
come pietra nel suo fondo

ed io mi lascerò stupire
di santi e di fiumi
con la fame tra i seni
e resterò terreno fertile
che bagna la tua pietra

Sarò immobile più di un altare
ad aspettare le tue preghiere
battezzeremo insieme quello
strano filo che ci tiene

e non saranno i natali a
storpiare binari, nè nomignoli
altisonanti che raccontano
ciò che non siamo

noi come acqua che disegna limiti
e confonde il domani di un ponte

Le tue mani mi somigliano


sussurrato da alqantar
alle 12:58

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Binario amante (# 2 del mattino) (duetto con Francesca Coppola)

Detesto non sapere
i ricorsi della tua pelle

…e lasciami fuori
da quegli occhi ragnatela
che il mio canto finisce
prima del dietro palpebre,
a ridosso della cucina…

Odio non trovare nella risacca
niente che mi menta
o girasoli!


…toglimi dalle lame
disossate e senza filo
che il mattino finisce
prima delle sue ali,
in prossimità del cuore…

lasciami fuori al giardino
a contare i fiori che sbadigliano
chiederò ad ogni petalo il tuo nome
e lento salirà l'inverno

toglimi dalla cerniera che
accalda il tuo collo, svolgimi
le maniche e ti sarò giacca

e cappello, sbuffando il guanto
Colorerò il calzino sul camino
ricamando girasoli tra le tue mani

Toccami il viso
e dimmi quanto è freddo,
dimmi cosa stride
sotto l'ala del tuo sguardo
che già stringe la sua morsa

Oppure innestami di te...

E che diranno i fiori
quando nella trappola
cadrà il mio ti amo?

Blu e sogno ragno splendido
dirò che ti ho cercata

ed io dirò che mi sono lasciata
trovare da chi mi vuole e lo
dice senza pensare

e ti stringerò, come si accalda
un amore e respirerò il tuo viso
tessendo la mia casa

sussurrato da alqantar
alle 12:29

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